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Ugento e la Bandiera blu: motivo di orgoglio e soddisfazione

Il primo fatto è che la Puglia è la seconda regione d’Italia per numero di bandiere blu riconosciute, con 18 località.
Il secondo fatto è che dopo 35 anni ad Ugento torna sventolare la bandiera blu.

Il prestigioso riconoscimento internazionale è stato assegnato dall’organizzazione FEE Italia, ovvero Foundation for Environmental Education.
È un marchio di qualità ecologica che viene attribuito alle località turistiche balneari che rispettano adeguati criteri di sostenibilità del territorio oltre alla salvaguardia dell’ecosistema marino.
I requisiti per ottenere questa prestigiosa certificazione sono molteplici e imperativi: la qualità delle acque (parametri microbiologici), l’informazione e l’educazione ambientale (comprese le aree pedonali e le piste ciclabili), la gestione ambientale (compresa la raccolta differenziata dei rifiuti e la depurazione delle acque), i servizi (anche degli stabilimenti balneari con l’arredo urbano e l’assenza di barriere architettoniche) e la sicurezza sulla spiaggia e nel mare.
E non solo: le spiagge devono essere accessibili per ispezioni non programmate anche a riconoscimento avvenuto.

Il plauso va a tutte le compagini territoriali – a partire dall’organo politico dell’Amministrazione comunale – che hanno lavorato alacremente e con pancia a terra per promuovere ed elevare ancora di più il nome di Ugento che nel 2021, subito dopo Vieste, ha raccolto il più alto numero di turisti in Puglia.
Altro fatto che merita attenzione e che dà ancora di più onore a Ugento è che la bandiera blu è riconosciuta per tratti specifici del litorale. In sintesi può capitare che una località abbia più tratti di costa blu e non solo una, legata genericamente al nome del Comune interessato:
la bandiera blu sventola per quasi tutti i sette km balneabili di Ugento: Torre San Giovanni, Torre Mozza e Lido Marini.

Non sempre la storia si capisce quando accade perché c’è sempre qualcuno pronto a puntare il dito anche in presenza di soddisfazioni collettive.
Lo stesso pensiero, più autorevolmente saggio, l’aveva ben argomentato il più grande filosofo salentino Giulio Cesare Vanini, nel 1600, nel suo Amphitheatrum aeternae Providentiae il cui nome è stato ricordato con una degna cerimonia proprio quest’anno all’Università del Salento.

 

di Pierluigi Lamolea

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