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Ad Ugento è allarme baby gang. Troppa violenza ad opera di giovanissimi

Ugento conta numerosi atti vandalici ed eventi di violenza fisica tra giovani e giovanissimi. (Alcuni video amatoriali vedono giovanissimi accerchiare la vittima e aggredirla con spintoni e pugni. Apparentemente senza alcun motivo concreto)
Vogliamo chiamarle baby gang o teen gang, la definizione poco conta, e il risultato non cambia!

Chiaramente è un fenomeno diffuso, che non riguarda solo la nostra cittadina, ma accomuna le generazioni adolescenziali di questo momento storico delicato e complesso. La fragilità è aumentata in maniera esponenziale, successivamente all’isolamento e alle limitazioni dovute alla pandemia.

L’aggressività, in età adolescenziale, è fondamentale per definire la propria capacità di autodeterminazione.
Tuttavia un atteggiamento aggressivo rivolto verso gli altri o sé, determina molteplici conseguenze che delineano a volte una pericolosità sociale. È il caso del bullismo, della violenza nei confronti dei coetanei e degli stupri di gruppo e di tutti i comportamenti di natura deviante o autolesiva.

Non mi soffermerei però sulle condotte dei ragazzi: adolescenti in crisi identitaria, che cercano di sentirsi forti o di ritagliarsi un ruolo in una società che non concede spazio.
Mi fermerei a riflettere sull’educazione; la vera crisi è genitoriale e istituzionale; riguarda i valori e aspetti emotivi e psicologici ben precisi.

Educare vuol dire permettere al bambino di crescere ed evolvere, dall’impulso all’emozione, dall’istinto alla consapevolezza. Bisogna parlare ai ragazzi e seguirne la soggettività, l’unicità. Far fiorire le capacità di ognuno rispettandone il temperamento e i talenti.

Oggi, invece, il mondo è fermo alla performance: ai ragazzi si chiede di essere “Bravi” e “Belli” di mostrarsi sempre perfetti e possibilmente anche Felici. Si può solo vincere. Le emozioni negative non sono concesse, fallire non è contemplato; questo li conduce a spaesamento e fragilità. Assistiamo inerti e spesso sosteniamo i nostri figli che vogliono essere come quel “personaggio” o avere cose, infinità di inutili oggetti privi di valenza emotiva.

Tanti comportamenti messi in atto in situazioni di gruppo: atti vandalici, forme di prepotenza, la crudeltà nei confronti di animali, la trasgressione alle norme sociali e la violenza sessuale richiamano proprio la necessità di essere ASCOLTATI, di trovare margini e contenimento. Di scontrarsi con i NO che sono sempre più rari.

Spesso il comportamento trasgressivo del minore nasconde la necessità di attirare l’attenzione verso di sé da parte degli adulti troppo distratti dal lavoro e dai problemi personali, nonché da condotte altrettanto sbagliate, come passare molto tempo nel mondo virtuale dei social, dimenticando che la realtà è fuori dal cellulare.

Inoltre, ci si annoia facilmente e si è incapaci di gestire questo stato d’animo negativo. Il benessere ha compensato molte mancanze e ha determinato l’incapacità di fronteggiare creativamente la frustrazione. Molti giovani oggi non riescono a sviluppare e curare passioni autentiche. Non riescono a “dedicare” tempo e sacrificio ad una certa attività, perchè il tempo si è ridotto alle 24 ore delle stories instagram o dello stato whatsapp. L’esigenza di suscitare interesse nell’altro si nutre ogni giorno di qualcosa di nuovo. Un vuoto vacuo.

L’unico modo per affrontare una realtà poco interessante è proprio trasgredire: violare le regole e fare tutto ciò che viene poi concesso e perdonato dai genitori e dagli adulti in generale, che diventano complici nella malsana idea di essere anch’essi, a tutti i costi, genitori perfetti. Un circolo vizioso quindi, di cui tanti non sono consapevoli.

Servono regole chiare, poche e semplici. Serve essere fermi e decisi, non mercanteggiare sull’uso del telefono o sugli orari. L’adulto, in quanto tale, deve decidere quale sia la cosa migliore; e soprattutto deve fungere da modello.
Spesso, nella mia pratica clinica professionale, i genitori si rivolgono a me dopo fatti incresciosi e gravi.
È necessario invece giocare d’anticipo, in un’ottica preventiva, impostare da subito la relazione con i propri figli su un dialogo costruttivo e sul rispetto dei ruoli e di adeguate direttive comportamentali, per evitare che i ragazzi decidano da soli, in maniera impulsiva e sbagliata.

Secondo alcune teorie sulla comunicazione ( Watzlawick, Jackson 1971; Laing 2002), le famiglie disfunzionali utilizzano modalità interattive “patologiche” come i silenzi, espressioni ambigue, sguardi sfuggenti, incoerenza tra ciò che viene detto e ciò che viene mostrato. Il non – detto e la deprivazione emotiva hanno conseguenze molto dannose nella mente dei nostri figli comportandone, a volte, una totale assenza di empatia e un’affettività negativa.

Bisogna quindi esserci, osservare, ascoltare, azioni imprescindibili per una sana e giusta educazione, per una evoluzione emotiva che si muova sulle note dei sentimenti e non dell’autistica indifferenza.

di Eleonora de Gaetani
Psicoterapeuta

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